Commenti

commenti su tirolibero

post: Vi ho mai raccontato di quella volta che avevo il cancro?

 Abbiamo un problema con la morte . Ce l’abbiamo noi occidentali. Basta vedere quello che esce su libri e giornali. La morte fa notizia e questo non è certo una novità. Ma non fa solo notizia la morte di qualcuno noto, o una morte violenta. E’ degna delle prime pagine dei giornali la morte in quanto tale. Soprattutto se preceduta da lunga malattia, di solito il tumore. Ma attenzione: non quella di tutti. E’ esperienza comune, ahimè, annoverare tra amici e parenti qualcuno malato di tumore, qualcuno che ne è guarito, qualcun altro no.  Quello che colpisce la nostra attenzione è il fatto che in un numero sempre crescente di casi, la “persona nota” sente l’esigenza di mettere in pubblico la propria esperienza, scrivendo libri, articoli, film, come se fosse un fatto unico ed ... continua



commenti



1) Il narciso è ormai merce di massa, leva per il marketing e motore del consumo. Del proprio narciso non ci si può liberare, di quello degli altri sì, ignorandolo o mandandoli affanculo. Di quello dei malati no: il narciso del malato è ricattatorio, non ammette replica, uno spettacolo infame a cui sei costretto, legato alla sedia e con il collirio negli occhi come il protagonista di Arancia meccanica. Se distogli sei un infame.
2) Il primo pensiero di tutti quelli a cui viene diagnosticato un cancro sembra essere "Minchia., è la mia occasione. Finalmente scrivo un libro". Non sei più saggio. Sei solo un po' più morto, ma perché devi credere di poter spiegare a chiunque come si vive e come si muore. Ma mi potrò prendere un cancro in pace senza per forza diventare Terzani, e senza magari per forza doverlo leggere? Tutti professori di Filosofia Delle Cose Ultime, all'improvviso? Ma mi faccia il piacere. Il fatto è che è un occasione fantastica per regolare conti (anche con i figli) e in più fare anche lo splendido.
3) Merce, schifosa merce: diritti d'autore, la recensione dell'amico, il marketing di Repubblica, soldi. Tutto al mercato, anche la morte, anche la mia morte. E nel caso Sannucci anche "mia figlia" "Così ho detto a mia figlia che ho il cancro.." titolava Repubblica. Ma che schifo! ti vendi pure la figlia! E poi magari neanche muori, come uno stronzo che conosco io che dovevano seppellirlo tre anni fa e invece è ancora qui che scrive post a Kilgore. Così c'è tempo per incassare diritti, ammirazione, pacche sulle spalle. Prendo tutto: non 'è solo narciso, il malato, è anche vorace. Si può anche comprendere, nelle sue condizioni. Però non così volgarmente, così al mercato. Cristo li cacciava a calci in culo dal tempio, se ben ricordo. Un detenuto a vita mi racconta di suo fratello che ha raccolto la figlia diciottenne falciata da un'auto: la donna che guidava stava impazzendo per aver ucciso una ragazzina e il padre della vittima dovette consolarla. Qu



Cristo li cacciava a calci in culo dal tempio, se ben ricordo. Un detenuto a vita mi racconta di suo fratello che ha raccolto la figlia diciottenne falciata da un'auto: la donna che guidava stava impazzendo per aver ucciso una ragazzina e il padre della vittima dovette consolarla. Quando il fratello (allora narcotrafficante) arrivò di corsa da Miami, il padre della ragazza morta disse solo "Che cosa puoi dirmi, fratello?". E il narcotrafficante: "Niente". Meglio uno che vende cocaina di un mostro come Sannucci. Un mostro. Vogliamo dirlo? Tutti moriamo. Chi ne fa mercato è un mostro. Tutti abbiamo famiglia. Chi ne fa mercato è un mostro. Tutti siamo narcisi. Chi ne fa mercato è un mostro (magari meno dei due precedenti).
Il problema non è "COme dire a mia figlia che ho il cancro" (nel silenzio persino un narcotrafficante trova risposte a questi problemi". Il problema èì "Come farei mai a dire a mia figlia la testa di cazzo che sono"?
Terzani era una brava persona, ma del terzanismo risponderà davanti a Minosse, temo...



# 3    commento di   marco protti - utente certificato  lasciato il 5/5/2008 alle 18:22

la presenza strana della morte come evidenziato dall'autore dell'articolo non credo abbia a che vedere con il narcisismo almeno nella forma originale di narcisismo: narciso è un essere asociale, non parla con nessuno, non ama altri se non se stesso e quindi muore
narciso non racconterebbe mai di sè. a chi?
piuttosto il contrario: chi meno ama se stesso è portato a raccontare della propria vita e della propria morte, senza generalizzare ovviamente, non si può trovare una regola uguale per tutti
una regola aurea però esiste: certi articoli e certi libri possono anche non essere letti, tutto qui



Quello che mi preoccupa della faccenda, legata in particolare alle patologie tumorali, è il tentativo di ridurle a "normalità". O peggio: l'incidenza tumorale come parametro di progresso e modernità. E questo avviene anche attraverso le persone. Ma non si deve ricondurre la normalità dell'uomo, che è sempre malato-paziente (anche quando è sano) alla normalità di una patologia che è tutto tranne che un male dalle cause oscure. A Capo Verde l'incidenza è irrisoria, ma se un Capoverdiano si sposta mettiamo sopra il PO, subito rientra nelle statistiche degeneri.
L'incidenza aumenta, forse questa è l'unica certezza, purtroppo anche nei bambini. Ma i dati come si producono? C'era quel medico che a Lione diagnosticava tumori inesistenti e poi era osannato perché guariva (quasi) tutti. Oppure c'è la faccenda del tumore al seno, in regresso da diversi anni negli USA, ma in Italia no. Solita Italia fanalio di coda? No, è che negli USA le donne hanno smesso di usare farmaci per la terapia ormonale sostitutiva (Tos), pochissimo prescritta in Italia. Quei farmaci erano cancerogeni.

http://citationsphilo.blogspot.com/2007/11/la-mort-et-la-libert.html


Quello che mi preoccupa della faccenda, legata in particolare alle patologie tumorali, è il tentativo di ridurle a "normalità". O peggio: l'incidenza tumorale come parametro di progresso e modernità. E questo avviene anche attraverso le persone. Ma non si deve ricondurre la normalità dell'uomo, che è sempre malato-paziente (anche quando è sano) alla normalità di una patologia che è tutto tranne che un male dalle cause oscure. A Capo Verde l'incidenza è irrisoria, ma se un Capoverdiano si sposta mettiamo sopra il PO, subito rientra nelle statistiche degeneri.
L'incidenza aumenta, forse questa è l'unica certezza, purtroppo anche nei bambini. Ma i dati come si producono? C'era quel medico che a Lione diagnosticava tumori inesistenti e poi era osannato perché guariva (quasi) tutti. Oppure c'è la faccenda del tumore al seno, in regresso da diversi anni negli USA, ma in Italia no. Solita Italia fanalio di coda? No, è che negli USA le donne hanno smesso di usare farmaci per la terapia ormonale sostitutiva (Tos), pochissimo prescritta in Italia. Quei farmaci erano cancerogeni.

http://citationsphilo.blogspot.com/2007/11/la-mort-et-la-libert.html


Quello che mi preoccupa della faccenda, legata in particolare alle patologie tumorali, è il tentativo di ridurle a "normalità". O peggio: l'incidenza tumorale come parametro di progresso e modernità. E questo avviene anche attraverso le persone. Ma non si deve ricondurre la normalità dell'uomo, che è sempre malato-paziente (anche quando è sano) alla normalità di una patologia che è tutto tranne che un male dalle cause oscure. A Capo Verde l'incidenza è irrisoria, ma se un Capoverdiano si sposta mettiamo sopra il PO, subito rientra nelle statistiche degeneri.
L'incidenza aumenta, forse questa è l'unica certezza, purtroppo anche nei bambini. Ma i dati come si producono? C'era quel medico che a Lione diagnosticava tumori inesistenti e poi era osannato perché guariva (quasi) tutti. Oppure c'è la faccenda del tumore al seno, in regresso da diversi anni negli USA, ma in Italia no. Solita Italia fanalio di coda? No, è che negli USA le donne hanno smesso di usare farmaci per la terapia ormonale sostitutiva (Tos), pochissimo prescritta in Italia. Quei farmaci erano cancerogeni.

http://citationsphilo.blogspot.com/2007/11/la-mort-et-la-libert.html


non ho trovato il post così interessante...la morte è mercificata come qualsiasi altra cosa, ormai...boh

quello che trovo è che la morte ad alcune persone può tirare fuori il peggio di sé, ad altre il meglio

ciao



Che la morte e la malattia siano facili escamotage narrativi, basta vedere il deprimente cinema italiano degli ultimi anni, per rendersene conto. Mi ha fatto venire in mente il mio libro preferito , "La montagna incantata", dove l'umanista Settembrini contesta al giovane Castorp la credenza che la malattia accresca la dimensione spirituale dell'uomo, sostenendo al contrario che essa comporti il potenziamento del corpo, e renda l'uomo "tutto corpo".

C'è, nella cultura italiana e cattolica, una certa tendenza all'apologia del dolore, ad attribuire a chi soffre o ha sofferto una ricchezza morale che non necessariamente possiede.



Io credo che questi libri e questi video possano consolare le persone che si trovano nello stesso stato di malattia di chi li ha scritti. Non credo che Nanni Moretti abbia ripreso se stesso malato solo con l'intento di lucrarci poi sopra, caso mai ne fosse uscito vivo...in fondo sono testimonianze di malattie non è mica un suicidio in diretta!


mi vengono in mente due casi artistici: uno e' un film di trent'anni fa, "la morte in diretta", profetico nel senso del tuo articolo. un'anticipazione della mania voyeuristica del popolo mediatico. bellissima (e significativa per lo spettatore) la scena in cui lei getta acqua salata negli occhi di lui, perche' e' negli occhi che sono state inserite chirurgicamente le telecamere. da quel momento in poi e' solo un rapporto uomo-donna, senza l'intermediazione e l'interesse della ripresa...

l'altro pezzo e' un articoletto scritto da proust un secolo e passa fa. il tema piu' o meno e' questo: cosa fareste se il mondo dovesse finire domani? e la conclusione era: perche' non siamo capaci di vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo?

l'argomento si potrebbe analizzare da piu' angoli e mostrare aspetti oscuri e luminosi dell'animo umano. la certezza della prossimita' della morte ci offre la scusa per guardarci dentro, per affrontare le responsabilita', e al tempo stesso per svicolarle... e cmq non ho il cancro. ho altri problemi, invece.

http://www.narrative.splinder.com


che "i soliti 4 catastrofisti" si moltiplichino fino a diventare corrente di pensiero ed azione e che ai lettori sia consentito di attingere all'esperienza della malattia narrata in prima persona, credo che la testimonianza di chi ha sconfitto il cancro sia uno strumento prezioso; altra cosa é la spettacolarizzazione del dolore.





commenta
il tuo nome  
la tua email
un link

commento (non più di 2.000 caratteri) 


non utilizzare codice HTML o JAVASCRIPT all'interno dei commenti